Una casa medievale in pietra nel quartiere San Pellegrino di Viterbo con il tipico profferlo, la scala esterna che sale al ballatoio su un arco
Profferlo nel quartiere San Pellegrino, Viterbo — foto: SiBen9 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Viterbo è spesso chiamata la Città dei Papi, e non è un soprannome di comodo: per una parte del Duecento fu davvero la residenza dei pontefici, e quel periodo ha lasciato un'impronta che si legge ancora nelle pietre. Il modo migliore per accorgersene è entrare a piedi nel centro storico, lasciarsi alle spalle le strade più trafficate e infilarsi nel quartiere di San Pellegrino, dove il tempo sembra essersi fermato in un'epoca precisa, fatta di torri, archi e scale esterne in pietra scura.

San Pellegrino, il medioevo che non se n'è mai andato

Il quartiere prende il nome dalla piccola chiesa di San Pellegrino che si affaccia sulla piazza omonima, ed è considerato uno dei nuclei medievali meglio conservati d'Italia. Il motivo è semplice: le case sono rimaste in gran parte quelle costruite tra il XII e il XIII secolo, realizzate con il peperino, la pietra vulcanica grigia che dà a tutto il centro di Viterbo il suo colore caratteristico. Le vie sono strette e tortuose, i passaggi voltati collegano un vicolo all'altro, le finestre bifore si aprono su facciate che non hanno mai conosciuto l'intonaco.

L'elemento che più di ogni altro identifica l'architettura viterbese è il profferlo: una scala esterna in pietra che sale lungo la facciata e termina in un piccolo ballatoio davanti alla porta del primo piano, spesso sorretto da un arco rampante. Al piano terra si trovavano botteghe, magazzini e stalle, mentre la famiglia viveva sopra; il profferlo permetteva di raggiungere l'abitazione senza passare dagli ambienti di lavoro, e il ballatoio diventava una sorta di piccola terrazza sulla strada. Passeggiando ne incontrerete molti, alcuni decorati con fioriere, altri spogli e consumati dai secoli. Sulla piazza di San Pellegrino domina il Palazzo degli Alessandri, con la sua loggia e il grande profferlo, uno degli esempi più eleganti di casa-torre nobiliare della città.

Il Palazzo dei Papi e il conclave più lungo della storia

A pochi passi da San Pellegrino si raggiunge il colle del Duomo, dove si alza il Palazzo dei Papi. La facciata severa, la scalinata e soprattutto la loggia, con i suoi archi sottili poggiati su colonnine binate, sono l'immagine più nota di Viterbo. Da qui, secondo la tradizione, i papi si mostravano alla folla.

Fu proprio in questo palazzo che si svolse l'elezione papale più lunga che si ricordi. Alla morte di Clemente IV, alla fine del 1268, i cardinali riuniti a Viterbo non riuscirono a mettersi d'accordo per quasi tre anni. Esasperati, i magistrati e la popolazione decisero di chiuderli nel palazzo, di ridurre le loro razioni e, stando alle cronache, di scoperchiare il tetto della sala in cui erano riuniti. Il racconto popolare aggiunge che il tetto fu tolto per lasciar entrare lo Spirito Santo; di certo esiste un documento in cui gli stessi cardinali parlano di un palazzo «scoperto». L'elezione arrivò solo il 1° settembre 1271, con la scelta di Teobaldo Visconti, che prese il nome di Gregorio X. Fu lui, pochi anni dopo, a fissare regole precise perché i cardinali venissero rinchiusi «con la chiave» fino all'elezione: da quella clausura nasce la parola conclave, ed è per questo che Viterbo viene ricordata come la città del primo conclave.

Consiglio pratico: il centro storico di Viterbo è in buona parte a traffico limitato. Conviene lasciare l'auto in uno dei parcheggi fuori dalle mura e proseguire a piedi. Le visite al Palazzo dei Papi seguono orari e modalità che cambiano nel corso dell'anno: verificateli sui canali ufficiali prima di andare.

Le acque calde della Tuscia

Viterbo è anche una città d'acqua, e non solo per le sue fontane a fuso disseminate nelle piazze. Il territorio intorno alla città è ricco di sorgenti termali conosciute fin dall'antichità, ricche di zolfo e di sali minerali. La più celebre è quella del Bullicame, così calda da ribollire, che Dante ricorda nel quattordicesimo canto dell'Inferno. Oggi intorno alla città ci sono sia stabilimenti attrezzati sia pozze libere all'aperto: una sosta rilassante dopo una mattina passata a camminare sul selciato, da organizzare informandosi in anticipo su modalità di accesso e regole aggiornate.

Il ritorno a Bagnoregio

Da La Quiete Viterbo dista circa 30 km, e la strada attraversa la campagna della Tuscia tra noccioleti, uliveti e piccoli borghi. È una distanza che permette di dedicare alla città una giornata intera senza stancarsi, magari partendo presto per trovare San Pellegrino ancora silenzioso, quando le saracinesche delle botteghe si alzano una dopo l'altra e la luce radente accende il grigio del peperino. La sera, il rientro alla villa riporta a un ritmo diverso: il giardino privato, la piscina all'aperto e il grill per una cena senza fretta, mentre si ripensa a quei cardinali chiusi sotto il cielo aperto di Viterbo.

Viterbo di giorno, la campagna di Bagnoregio la sera

Viterbo dista circa 30 km da La Quiete: una giornata nel medioevo e poi il ritorno alla villa, tra giardino privato, piscina e cena all'aperto.