Il Pozzo di San Patrizio a Orvieto visto dal fondo: il cilindro in muratura con le finestre ad arco disposte a spirale e la luce che entra dall'alto
Pozzo di San Patrizio, Orvieto — foto: Carlo Dominioni · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Chi soggiorna nella campagna di Bagnoregio ha Orvieto praticamente sull'uscio: una ventina di chilometri di strada tra colline, calanchi e campi coltivati, e all'improvviso compare la rupe di tufo con la città appoggiata sopra, come un'isola di pietra sospesa sulla valle del Paglia. Siamo già in Umbria, ma il legame con la Tuscia è antico e si sente nei materiali, nei paesaggi, perfino nella luce. Una giornata è sufficiente per vedere l'essenziale senza correre, a patto di organizzarla con un minimo di criterio e di lasciare spazio a qualche deviazione nei vicoli.

Il Duomo: una facciata che sembra un libro aperto

Il punto di partenza naturale è la piazza del Duomo. La costruzione della cattedrale cominciò alla fine del Duecento, nel 1290, ed è legata al culto del Corporale del miracolo di Bolsena, il lino macchiato di sangue che ancora oggi si conserva all'interno. La facciata, che deve molto al senese Lorenzo Maitani, è una delle grandi pagine del gotico italiano: guglie slanciate, mosaici a fondo oro che si accendono quando il sole li colpisce, il grande rosone al centro e, alla base, i pilastri scolpiti a bassorilievo con le storie che vanno dalla Genesi al Giudizio finale. Vale la pena avvicinarsi e guardarli con calma, perché i dettagli, dagli animali della Creazione ai dannati trascinati via, sono di una precisione sorprendente.

All'interno, le fasce alternate di basalto scuro e travertino chiaro danno ritmo alle navate. Il cuore della visita è però la Cappella di San Brizio, dove gli affreschi furono avviati a metà Quattrocento da Beato Angelico e portati a compimento, a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, da Luca Signorelli. Le sue scene dedicate alla fine dei tempi, con la predicazione dell'Anticristo, la resurrezione della carne e i corpi nudi colti in pose potentissime, sono tra gli esiti più alti della pittura del Rinascimento; molti ci vedono un'anticipazione di quanto Michelangelo farà poi nella Sistina. Prendetevi il tempo di sedervi e alzare lo sguardo: è una stanza che si capisce piano piano. L'accesso alla cappella segue regole proprie, quindi conviene informarsi prima sul sito ufficiale dell'Opera del Duomo.

Il Pozzo di San Patrizio e la città sotto la città

Dall'altra parte del centro, vicino alla fortezza, si apre il Pozzo di San Patrizio. Lo volle papa Clemente VII, rifugiatosi a Orvieto dopo il Sacco di Roma del 1527, per garantire l'acqua alla città in caso di assedio; il progetto fu affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane. Il pozzo scende per oltre cinquanta metri nel tufo e la sua invenzione più celebre è la doppia scala elicoidale: due rampe da 248 gradini ciascuna che si avvolgono una sull'altra senza mai incontrarsi, così che chi scendeva e chi risaliva, insieme agli animali da soma, non si intralciava. Le settanta finestre che si affacciano sul vuoto centrale lasciano filtrare una luce che cambia a ogni giro. La discesa è piacevole, la risalita richiede un po' di fiato.

Orvieto, però, non si esaurisce in superficie. Sotto le case si estende una fitta rete di grotte, cunicoli, pozzi, cisterne, cantine e colombaie scavati nel corso dei secoli, dagli Etruschi fino all'età moderna. Orvieto sotterranea si visita con percorsi guidati che raccontano come gli abitanti abbiano sfruttato il tufo per conservare il cibo, allevare piccioni, frangere le olive e ricavare materiale da costruzione. È una visita breve e fresca anche d'estate, che fa capire quanto la città sia letteralmente scolpita nella sua roccia.

Consiglio pratico: per non perdere tempo a cercare parcheggio in centro, valutate di lasciare l'auto in basso, vicino alla stazione, e salire con la funicolare. Orari, biglietti e modalità di visita del Duomo, del pozzo e dei sotterranei cambiano nel corso dell'anno: verificateli sempre sui canali ufficiali prima di partire.

Come muoversi: la funicolare e i vicoli

La funicolare collega la stazione ferroviaria, ai piedi della rupe, con piazza Cahen, poco lontano dal Pozzo di San Patrizio e dalla fortezza. In pochi minuti si passa dalla valle al centro storico, ed è il modo più comodo per evitare il traffico nelle strade strette. Da piazza Cahen si raggiunge il Duomo a piedi lungo il corso, oppure perdendosi volutamente nelle viuzze laterali, tra botteghe di ceramica, palazzi in tufo e scorci improvvisi sulla campagna.

Un buon ritmo per la giornata potrebbe essere questo: mattina al Duomo, quando la luce sulla facciata è bella e la folla ancora contenuta, pausa pranzo nel centro, primo pomeriggio nei sotterranei e poi il pozzo, lasciando l'ultima ora per una passeggiata sul bordo della rupe, dove le mura si affacciano sulla valle. Al tramonto il tufo diventa color miele e la città assume un aspetto quasi irreale.

Il rientro verso la campagna di Bagnoregio

Il bello di partire da La Quiete è che il ritorno è breve. In poco più di mezz'ora si lascia l'Umbria e si torna tra gli ulivi e i campi intorno a Bagnoregio, dove la villa vi aspetta con il giardino privato e la piscina all'aperto. Dopo una giornata a camminare sul basolato, accendere il grill o il forno a legna e cenare all'aperto è il modo più semplice di chiudere il cerchio. E se Orvieto vi è piaciuta, sappiate che Civita di Bagnoregio, a circa 3 km dalla villa, racconta la stessa storia di tufo e di erosione, in una forma ancora più fragile e silenziosa.

Dopo Orvieto, la sera in giardino a Bagnoregio

La Quiete si trova a circa 20 km da Orvieto: si parte al mattino e si rientra per un tuffo in piscina e una cena al forno a legna, nella villa tutta per voi.